Tatiana Murgia

Tatiana Murgia

@tatianamurgia

LA MIA STORIA

"Esci da questa casa, non voglio mai più vederti. "Me lo disse una persona, al quale avevo affidato tutta la mia vita. Chi è Tatiana? Mica quella di Zelig! O forse si? Non lo sapevo più. Sei lunghissimi anni di "cancellamenti" per essere la donna perfetta che tanto desiderava. Tatiana è quell'amica mia che ho abbandonato e tradito per cercare di appartenere a lui. La porta blindata si chiuse davanti ai miei occhi e il mondo crollò insieme alle mie lacrime e ai miei disequilibri fino ad allora tenuti in piedi con lo scotch (quello adesivo!) Tatiana non c'è più. Cosa faccio adesso? Mi ammazzai di giudizi, perché lui mi aveva insegnato che non ero mai abbastanza e che senza dubbio le responsabilità, quando le cose andavano male, erano mie. Sviluppai una depressione subdola e disfattista che mi portò ad allontanarmi da tutti e a riversare il narcisismo assorbito in quegli anni sugli altri. All'epoca ero dipendente di un bar, un lavoro che non mi era mai piaciuto ma ricoprivo un ruolo da responsabile il che mi permetteva di sentirmi libera. Almeno lì. Quell'evento aveva permesso alla mia infanzia di riemergere in modo prepotente. Gli attacchi di panico erano sfacciati e io con loro. Piangevo in mezzo alla strada mentre tornavo verso casa non riuscendo più a camminare. Guardavo le persone dritte negli occhi, e con quello sguardo pieno di dolore e cloruro di sodio dentro gridavo "MI VEDI?” Volevo vivere e trovai il coraggio di guardarmi dentro.

COME MI SONO RICOMINCIATA

“Adesso io mi sposto e lei deve immaginarsi davanti a sé la Tatiana bambina.” La mia psicologa la sapeva lunga e sapeva anche che per cause di forza maggiore Tatiana era diventata adulta prestissimo. “Cosa vuole dire a quella bambina? Come la vuole chiamare?” Fenice. E dentro la mia testa continuavo a ripetermi “Post fata resurgo.” Per la prima volta mi vidi, in tutta la mia bellezza. Una bimba dagli occhi grandi con il caschetto e la frangia scura. Era piena d’amore e mi aveva già perdonato. Capii che per andare avanti dovevo saldare delle fratture, riconoscermi, chiedermi scusa e chiedere scusa a chi, fino a quel momento, aveva subito i miei isterismi. Dopodiché presi un biglietto aereo di sola andata verso le Canarie, vissi alla giornata, imparai ad amarmi e riconobbi nell’universo una bellezza che prima mi era sconosciuta. Mi formai professionalmente e conobbi un uomo. Uno di quelli che si allea con te. Uno di quelli che TI VEDE. Chi è Tatiana? È quell’amica mia così forte e cazzuta che ha saputo ricominciarsi. È quella donna che ha capito che le sue capacità manageriali può usarle per fare qualcosa che le piace, nella sua azienda. Tatiana sono io. Quella che ogni tanto ha ancora paura dell’arrivo di un presunto successo e si nasconde dietro la maschera della dipendente ma che un secondo dopo indossa il mantello di WonderTati e dice: “Ragazzi, non rompetemi il belino. Qui comando io!”

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