Stefania Verderame

Stefania Verderame

@o.s.stefania

LA MIA STORIA

Era il 27 maggio del 2009. Quella notte, ha squillato il telefono a casa dei miei genitori. Era mia sorella, avvisava mia madre che suo marito se ne era andato di casa e non rispondeva piú al telefono. Lo hanno ritrovato dentro la sua macchina dopo tre giorni. Il loro bimbo aveva 1 anno e io ne avevo 20. Ho visto mia sorella e mia madre soffrire di depressione, mio nipote cresceva nella mia stessa cameretta ed era l'unica botta di vita in quella casa. Quello stesso anno mi sono iscritta al corso di OSS (operatore socio sanitario). Svolgevo assistenza domiciliare per anziani e disabili. Nel 2015 mio padre si ammala di Alzheimer. Decido che me ne sarei occupata io. Mi sarei occupata della malattia che già conoscevo e della depressione di mia madre. Dopo il lavoro mi prendevo cura di loro, al supermercato compravo solo cibi salutari ricchi di omega3 per la memoria di mio padre e cibi con ingredienti antidepressivi per mia madre come il cioccolato extra fondente al 90%. Non dovevano mancare i farmaci davo dritte su come gestire il tutto a mia madre, sentivo che sarebbe andato tutto bene. Ho passato due anni cosí. La malattia di mio padre avanzava e io mi sentivo in colpa perchè non potevo impedirlo. Non avevo altro in mente se non il loro benessere.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Dopo l’ennesima notte sveglia per via dei sensi di colpa e degli attacchi di panico mi sono accorta che stavo crollando, non avevo piú le forze. Avevo sfruttato tutte le mie energie e mi ero scordata di esistere. Non sapevo piú come aiutarli e avevo capito che dovevo recuperare quelle forze, dovevo prendermi cura di me stessa. Non dovevo piú sentirmi in colpa, dovevo accettare la malattia senza paura. Ho ripreso in mano la mia vita. Ho capito che dovevo trasmettere questa cosa anche a mia madre che oggi affronta tutto con piú forza. Ho capito che voglio aiutare coloro che si prendono cura di una persona malata, a sentirsi meno soli, a non sentirsi in colpa, ad affrontare il tutto giorno dopo giorno con piú serenità. Se stiamo bene noi, stanno bene anche le persone che amiamo. Ho capito che i famigliari non hanno solo bisogno di un manuale di istruzione per capire come convivere con la malattia ma hanno bisogno di supporto, di non sentirsi soli, di non sentirsi in colpa. Quando la malattia bussa alla porta di casa, colpisce tutti quelli che trova al suo interno. Quando giravo per le strade la prima domanda era: papà come sta? Giusta domanda. Ma come sto io, non lo ha mai chiesto nessuno. Il mio hastag oggi è: #enoicomestiamo.

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