Nina Costello

Nina Costello

@ninacostello

LA MIA STORIA

Sono nata a Siracusa dove ho vissuto fino all’eta di 8 anni. Ho sempre avuto una grande passione per Maria Antonietta, la mia maestra del collegio tappezzava la classe con i miei disegni che avevano sempre lo stesso soggetto, damine con abiti pomposi e preziosi. Una volta disse ai miei genitori: questa bimba da grande farà la stilista, la sua attitudine è forte e chiara. Non ho fatto la stilista. Ma credo di aver fatto di più. Dopo l’istituto d’arte ho conseguito una laurea breve in Grafica. Mi sono licenziata da tutti i posti in cui mi hanno assunta, all’età di 26 anni ho aperto il mio studio. Vivevo in Brianza e nel giro di una settimana mi sono trasferita a Milano prendendo uno spazio dove mi sono ricavata anche un angolo privato. Ho sempre amato il cibo così il mio studio è diventato anche un cafè aperto al pubblico, ho creato e venduto linee di accessori moda, ho organizzato eventi per il Fuorisalone, ho passato l’esame per diventare giornalista, ho co-fondato “Quelli di Puck, Avamposto di Resistenza Poetica” scegliendo la mia barricata, la poetica personale. Mi sono fatta un mazzo tanto ogni giorno perché regali e botte di culo non ne ho avute mai anzi, semmai infinite rotture di coglioni e diversi infami sul cammino. E ad un certo punto la macchina si è rotta. Mi sono aggrappata fino a consumarmi per salvare lacrime, sangue, sacrifici. Ma intorno a me la decisione era già presa, tutti attendevano soltanto la mia, così un giorno con il cuore e le ossa rotte, ho mollato.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Ho vissuto per mesi da un’amica, non avevo più niente. Mi svegliavo con gli occhi gonfi dal pianto, un giorno mandavo curriculum a Vogue UK e il giorno dopo volevo andare a raccogliere verdura nei campi per spurgare la mia pena. Poi un giorno arriva una proposta di collaborazione, è nel mio campo ed è un inizio. Mi ricompro una macchina (usata) e mi trasferisco al lago. Nel frattempo il mio corpo decide di presentarmi il conto, ho un’emorragia interna, arrivano gli attacchi di panico, il papilloma virus e ingrasso di 15 chili con cui ancora e con molta fatica convivo. Mi sono imposta di non pensare, lavorare per gli altri e basta. Ma ciò che sei torna fuori anche se sei a pezzi e se scegli di ricominciarti vuoi farlo con le tue vesti e non di qualcun altro. Ora vivo in una casa nel bosco (si ho cambiato di nuovo casa… sono figlia di genitori divorziati…), qui, pensieri, riflessioni, progetti ogni giorno si sviscerano e prendono forma, studio, imparo. Mi ricomincio, di nuovo. Qualche tempo fa mi è stato detto che ho una vertebra schiacciata che crea un blocco, una rigidità che mi impedisce di avere i piedi ben piantati a terra e che la mia parte che “danza” (o perlomeno ci prova), si scontra con la mia parte rigida facendo un gran casino. Non smettete di danzare mai, anche se è un gran casino, anche se la vostra danza è storta, strana, goffa, malandata. Non importa, danzate mettendoci dentro come state, anche se è faticoso, anche se avete le ossa rotte, anche se avete paura.

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