Serena Battistoni

Serena Battistoni

@FaccioComeMiPare

LA MIA STORIA

Il 2012 è stato il mio anno, mi ero sposata, avevo il mio lavoro dopo anni di co-co-pro, un mutuo ed una laurea. Tornata dal viaggio di nozze successero però due cose, in primis sentivo di non aver più nulla da raggiungere se non fare un figlio che non desideravo per iniziare a vivere le sue, di tappe. La seconda era la perdita del mio lavoro, la ditta falliva e mi lasciava a casa malgrado l'indeterminato. Fa nulla, dissi, carica come un proiettile. Ero sempre io, lavoravo da 10 anni e lo avevo fatto sempre, ero quella che ai colloqui piaceva e piaceva abbastanza da esser assunta. Avevo però compiuto 30 anni, ero sposata ed in età da figli: una potenziale minaccia per chi riceveva il mio cv - quello bello, ricco e lungo - e lo scartava. O forse non piacevo più io, la mia voce, la mia faccia. Non avrò mai la certezza di cosa stesse succedendo ma nessuno chiamava ed io dentro casa camminavo come una leonessa in gabbia, con la voglia di ricominciare a fare, a fare. Mio marito faceva i doppi turni per noi, io appassivo e non mi sentivo più quella donna indipendente che ero sempre stata. Nel petto custudivo una vergogna: non solo ero disoccupata ma anche vittima di stalking non passionale e non andava più bene niente. Volevo riprendere in mano la mia vita che giudicavano perfetta perché avevo casa e... una donna ha bisogno di lavorare per realizzarsi?

COME MI SONO RICOMINCIATA

Parlavamo di ricominciare in un paese che fosse giusto, quell’estero che immagini perfetto e senza macchia quando vivi in Italia. Ci informammo ed una sera lo aspettai con del vino rosso per festeggiare quell’idea nata da frustrazione e disperazione, che avevamo cresciuto di nascosto sapendo che non avrebbero capito: Ciao, noi molliamo tutto e ce ne andiamo in Australia. Ho pianto 1 giorno e mezzo ma arrivata a Melbourne cantavo e non ho mai smesso malgrado tutta la merda che due migranti devono mangiare quando ricominciano dove non si ha nessuno. In una settimana lui lavorava come pizzaiolo ed in un mese io facevo la cameriera. STAVAMO LAVORANDO, IN UNA LINGUA NON NOSTRA. DA SOLI! Stavamo vivendo il sogno. Melbourne era casa ma rimanere difficili e dopo 1 anno decidemmo di tornare in Europa per studiare informatica in UK. Avrebbe dovuto farlo solo lui ma io non volevo essere la moglie dell’ingegnere, volevo il potere e sentirlo nelle mani mie, contribuire a costruire ogni cosa nostra. Avevo paura di non essere abbastanza per una laurea scientifica però mi dissi “facciamo che ce la fai, facciamo che non ti manca niente”. 4 anni di 60 ore di lavoro, stanchezza, zero soldi e lacrime ma a luglio mi sono laureata con il massimo dei voti qui in Scozia dove lavoro, sì, proprio io. Ho scelto un percorso strano per afferrare il mio miracolo e decidere che io faccio come mi pare.

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