Samanta Tamborini

Samanta Tamborini

@samantatamborini

LA MIA STORIA

Quando progettavo i miei sottoinsiemi vitali li vedevo fluttuare armoniosi:ero un medico stimato,una mamma premurosa, un’amica presente. Perché in quella fase della mia vita,in cui il successo corrispondeva alla perfezione tutto si incastrava magicamente. Che molti dei mie meccanismi comportamentali sarebbero dipesi dal rapporto con la mia famiglia si intuiva già da quando, piccoletto impenitente , ho deciso di non pronunciare la parola papà. Forse perchè certi legami si sentono o no da subito. Sono stata una bambina educata e una ragazza con la coscienza ingombrante. Ho cercato di essere la migliore per ottenere affetto e approvazione e allo stesso tempo non volevo che il luogo da cui provenivo determinasse il luogo in cui sarei arrivata. Quando ho dovuto scegliere il mio percorso universitario ho optato per la cosa più difficile, Medicina. Ma non sono queste cose a far innamorare un genitore di un figlio. E mio padre quando avevo 19 anni, se ne è andato di casa e non è mai più tornato. Io ho continuato ad essere quello che sapevo essere. Un pezzettino alla volta la mia vita era diventata quella che progettavo. Ma a cosa serve un buon lavoro se non ti fa addormentare felice? Qual è il senso di una relazione se non ti fa battere il cuore? A cosa servono i soldi se la mattina non ti svegli col sorriso? A un certo punto tutto ha iniziato a scricchiolare fino a crollarmi addosso.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Avevo fallito come figlia e ora come mamma, come moglie, come donna, come medico…. non era rimasto nulla tra le macerie della mia vita su cui ricostruire. Non sapevo fare altri mestieri, non avevo una famiglia di origine da cui tornare. C’era però una certezza da cui ripartire: mia figlia Martina. A lei dovevo una madre migliore di quello che ero in quel momento, a lei dovevo ricostruire una “casa” in cui sentirsi libera di essere se stessa. In quel caos in cui non riuscivo a trovare una via di uscita la fotografia mi ha trovata. Ho frequentato dei corsi di fotografia per imparare a usare una reflex, senza pensare che poi la fotografia sarebbe diventata il mio mestiere. Ho iniziato a scattare degli autoritratti che poco alla volta hanno iniziato a unirsi come un puzzle e ho capito dove avevo scricchiolato per poi crollare e travolgere quello che avevo intorno facendo cadere tutto quello che mi ero costruita intorno. ho capito che per riprendere in mano la mia vita e ricostruirla dovevo prima fare tabula rasa e liberarmi di sensi di colpa e zavorre. Così sono andata a cercare mio padre. Lui non mi ha riconosciuta. In quel momento si sono sciolti tutti i nodi e ho smesso di preoccuparmi di essere migliore: ho iniziato a preoccuparmi di essere felice. La fotografia è diventata la mia professione. Insegno e ho un piccolo studio per fotografia di famiglia. Ma questa storia non sta nei 1500 caratteri 😉 Sono felice. ps. perdonatemi per la foto su sfondo nero, se servirà la rifarò! grazie!

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