Paola Viola

LA MIA STORIA

Dodici anni dedicati ad una persona con un passato difficile, con una famiglia difficile, con una vita difficile; dodici anni passati a ricostruire pezzo per pezzo un uomo, la sua vita e soprattutto la sua voglia di vivere. Così, esattamente dodici anni fa, finì all’improvviso con lo squillo di quel telefono rosso fiammante -pensa te all’epoca si usava ancora avere il telefono in casa- in un sabato pomeriggio di maggio, forse il primo sabato pomeriggio nella nostra nuova casa, quella che finalmente poteva essere una vita perfetta, con un uomo che finalmente aveva un buon lavoro ed un effettivamente strano costante sorriso stampato in faccia, con sì beh un centinaio di mila euro di mutuo da pagare, ma con un cane adorabile. Insomma finì con quattro, forse sei, parole dell’ALTRA dette dall’altra parte del filo rosso. Non feci neppure in tempo a posare la cornetta che mi ritrovai con il sedere a terra. Avevo trentatré anni e in trentatré secondi mi ero fatta almeno trentatré domande, alcune pacate e sensate, alcune in lingue sconosciute ed altre irripetibili. Ad alcune ho trovato risposta col tempo, ad altre no, ma dopo un po’ ho smesso di cercarle. Avevo trentatré anni, una casa da pagare, un cane da crescere e una vita da ricominciare.

COME MI SONO RICOMINCIATA

È stato dal fondo che ho iniziato a guardare il mondo da una prospettiva completamente diversa. Mi sono inginocchiata di fronte a milioni di bambini cercando di scaldare e proteggere i loro piedini scalzi, infreddoliti e malandati dall’indifferenza di quella qualcuno chiama umanità. Nasce così il progetto de “La Ragazza delle Scarpe” che ha preso per mano migliaia di bambini per accompagnarli verso una strada sicura, proteggerli dalla guerra e restituire loro il diritto di essere semplicemente bambini. Il progetto nasce in Africa negli slum di Korogocho a Nairobi e in breve tempo riesce a raggiungere i bambini nei campi profughi in Siria e in Palestina. Ogni paio di scarpe racconta una vita, un coraggioso cammino verso la riconquista della dignità, quella stessa disarmante dignità che ho visto nello sguardo di ogni mamma che ho incontrato, di ogni donna che lotta ogni giorno per difendere i propri figli. Il mio cammino è un ricominciamento continuo nei piedi, nelle mani e negli sguardi delle coraggiose donne a cui, donando amore incondizionato, fiducia e speranza, offro la possibilità di ripartire con le proprie forze. Dieci anni fa ho fondato “Una mano per un Sorriso – For Children” una onlus italiana che oggi opera in maniera diretta in Kenya, Tanzania, Turchia, Siria, Palestina e in Italia per difendere i diritti dei bambini e delle donne. Insegnante di scuola dell’infanzia, fotografa ed Essere Umano per scelta.

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