Paola Salzano

Paola Salzano

@byd

LA MIA STORIA

Dopo 11 anni da giornalista d’inchiesta, al culmine di una carriera che desideravo sin da bambina e che mi ha visto lavorare in trasmissioni di prime time in Rai e Mediaset, decido a 40 anni di concedermi un figlio: carriera finita! Ma avevo già fatto l’incontro che sarebbe stato il motore di tutto ciò che sarebbe accaduto poi. In Bangladesh durante un’inchiesta-documentario sullo sfruttamento della manodopera nell’industria tessile avevo conosciuto Lavli. La società che ho fondato e che si occupa di moda bambino sostenibile ed etica si chiama come lei, proprio a ricordarmi quanto c’è stata una vita prima e una vita dopo. Lavli aveva 12 anni, allora, ed era sopravvissuta (fortunata!) all’incendio della fabbrica in cui lavorava 12 ore al giorno, 6 giorni su 7, per poche decine di dollari al mese. Sopravvissuta ma sfregiata gravemente dal fuoco, con ustioni sulle mani che le avrebbero per sempre impedito di tornare al lavoro. Questa era la sua più grande preoccupazione. A 12 anni! Potrei dire che ho ricominciato da Lavli, sentendo il bisogno di trasformare il dolore per ciò che avevo visto in qualcosa di concreto, per riscattarmi da un passato da giornalista durante il quale avevo testimoniato avvenimenti senza poter incidere sul corso delle cose. Da allora realizzo vestiti che non hanno dentro il dolore di Lavli.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Con fatica e qualche gratificazione, con le difficoltà di chi intraprende ed impara allo stesso tempo, in solitudine e un po’ in salita come accade alle mamme single, ho costruito per 10 anni il mio marchio: BYD. E ho aperto i miei negozi. Poi è arrivato il Coronavirus. E scoraggiata è arrivata anche l’dea di mollare tutto. Ma quanto più questa ipotesi diventava reale nella mia testa, più mi rendevo conto che invece era il momento di stringere i denti. Oggi parlare di etica, sostenibilità, tossicità e salubrità di ciò che indossi, di fast fashion come moda che inquina, è diventato trend topic. Purtroppo talvolta è un’operazione di facciata. Per questo invece io ho deciso di rivendicare la mia storia, di chi da sempre non solo presta attenzione a questi temi ma ne ha fatto la propria ragione d’essere. Un’amicizia mi ha dato la forza per rimettermi in gioco e per riprogettare BYD e il futuro. Isabelle è un’amica e anche lei single mum, ma con una lunga storia professionale nella moda e nel costume. E’ un’esperta appassionata di tessuti e di cose belle. Durante i mesi di isolamento mi ha teso una mano e siamo ripartite insieme. Il mondo è cambiato, BYD vuole crescere e diventare grande. Cara Spora se mai sceglierai la mia storia vorrei che sul palco ci fossimo entrambe, due amiche, donne, mamme, instancabili lavoratrici e pensatrici.

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