Nausicaa Dell’Orto

Nausicaa Dell’Orto

@nausicaa.dellorto

LA MIA STORIA

Non sono nata forte e non ero una bambina coraggiosa. Non mi ribellavo mai alle decisioni dei miei genitori e avrei fatto qualsiasi cosa per ottenere la loro approvazione, come se la mia esistenza si basasse su quello. Mi volevano zitta e buona. Composta e obbediente. L’unica decisione che ho preso da sola è stata quella di iniziare a fare la cheerleader. Volevo fare le gare come le americane: il corpo libero e le piramidi umane mi affascinavano. Mi sono ritrovata in una squadra che più che partecipare alle competizioni faceva il tifo per un team di ragazzi che giocavano a football americano. Tutti i weekend li guardavo giocare e partita dopo partita non riuscivo più a stare a guardare. Il football mi aveva acceso un fuoco dentro. Volevo anche io placcare, ricevere, lanciare, bloccare. Volevo buttare i pom pom e correre in touchdown ed essere protagonista della mia vita. E così ho radunato tutte le ragazze intorno a me che avevano la mia stessa passione. Volevamo giocare ma questa opzione non esisteva. Siamo andate dal presidente della squadra super entusiaste, proponendo di creare una sezione femminile. Lui scoppiò a ridere. “Siete il sesso debole per un motivo: vi fate male” diceva. Mio padre era contrario alla mia passione e diventava violento quando andavo agli allenamenti di nascosto. Il campo da football era il mio mondo, dove mi sentivo forte e volevano impedirmi di farne parte.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Decisi di ascoltare soltanto il mio cuore, quindi insieme alle mie nuove compagne trovammo un coach disposto ad allenarci e andammo al parco Sempione di Milano ci diede le sue attrezzature polverose degli anni 80 e iniziammo ad allenarci sotto la sua guida. Usammo quel parco come piattaforma per attirare altre ragazze e ben presto da 5 siamo diventate 20. Diventammo le vichinghe Milano: un gruppo di sorelle che lottavano all’unisono per lo stesso sogno. Il nostro allenatore scoprì che un’altra squadra stava nascendo a bologna e organizzò una partita. A luglio del 2011, in un campo di patate sotto il sole cocente di bologna davanti a 300 persone venute a vedere delle pazze squinternate darsele di santa ragione, abbiamo giocato la nostra prima partita. Avevamo i caschi troppo larghi con loghi tutti diversi, le attrezzature antiquate e i pantaloni da maschio ma per noi era come giocare al Super Bowl. Quella partita l’abbiamo vinta, ma soprattutto abbiamo vinto una battaglia più importante. Arrivò la voce della nostra vittoria al Presidente dei Seamen Milano che da quel giorno decise di investire nel football femminile. Oggi ci sono 15 squadre, un campionato nazionale e una nazionale di cui sono Capitana. Ho ricominciato così: seguendo il mio cuore che è la miglior bussola e lottando con tutte le forze per quello che amo.

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