Ludovica Russotti

Ludovica Russotti

@Capocciara

LA MIA STORIA

Stamattina mi sono svegliata. Ho aperto gli occhi e una serie di pensieri senza padrone hanno iniziato ad affollarmi la mente senza un motivo ben preciso. Le cose più assurde mi hanno investita come un treno che perde la fermata e i miei occhi si sono spalancati come fanali con le luci fulminate. Uno sguardo spento, impaurito. Anche stanotte mi sono svegliata. Avevo un macigno sul petto, il fiato corto, la sensazione di morire. Ero a casa e avevo paura di non essere a casa. Ho capito di essere a casa e avevo comunque paura, paura di essere a casa. E’ il sesto giorno che sto così. Ho cambiato la casa ma non è servito a niente, ho ancora paura. Alla fine li ho contati - i giorni - e ce ne sono voluti sette, in tutto, per capire che dovevo scappare. Dovevo scappare da una casa di 25 mq con le sbarre alla finestra (si, una sola finestra) che non era la mia casa. Dovevo scappare da un lavoro che non era il mio lavoro e in cui stavo per rimanere incastrata. Dovevo scappare da una Milano che mi era stata tanto amica ai tempi dell’Università ma che, all’improvviso, aveva capito prima di me che non era quello il mio posto. Non più almeno. Dovevo scappare da una storia finita in cui stavo affogando. Una ghiandola infiammata che bruciava quando cercavo di ribellarmi e mi impediva di andar via facendomi credere in promesse autoproclamate. Il mio malato porto sicuro.

COME MI SONO RICOMINCIATA

E’ successo che al settimo giorno sono salita in macchina con mia zia e mio fratello, un paio di jeans una maglietta e un maglione e sono andata via. Otto ore, ventisette minuti, un cd di filastrocche del mio cuginetto in loop e due xanax più tardi sono arrivata a Roma, e ho iniziato a respirare. – Perché sei qui? – Perché mi sento morire. Non respiro, la notte non dormo. Sono andata al pronto soccorso, una settimana fa, pensando si trattasse di uno choc anafilattico. Curioso, no? Non sono mai stata allergica a nulla, men che meno al pesce che ho mangiato quella sera. Ha presente la sensazione di panico che si prova quando c’è un terremoto dell’ottavo grado? E’ così che mi sento: tutto trema ma nessuno se ne accorge fuorché io. E’ così che è iniziata la prima di una serie di conversazioni con il mio terapeuta. Ho scoperto la terapia, ho scoperto che non c’è vergogna a chiedere aiuto. Ho scoperto a non aver paura della parola “depressione” e all’idea di dover prendere dei farmaci – se necessari. Ci sono voluti 6 mesi e anni di salite e discese. E poi ho ricominciato a vedere i colori. Non so quale sia stato il punto di rottura tra “ho paura di tutto” e “mi sento padrona del mondo”, un processo di ricostruzione probabilmente, che il più delle volte non è solo riscoprire una passione, ma piuttosto riscoprire LA passione.

Inizia a scrivere e premi Enter per avviare la ricerca

Carrello

Nessun prodotto nel carrello.