Jessica Zanardo

Jessica Zanardo

@La vita di un'altra

LA MIA STORIA

Sono Diabetica di tipo 1 dal 2016, dalla diagnosi (il medico che mi diede la diagnosi si chiamava SACHER, destino ironico e bizzarro) ho trascorso un forte periodo di non accettazione di me stessa e della malattia, smisi con le cure dimagrendo a vista d'occhio, continuando a pensare che io la malattia non ce l'avevo. Mi vedevo bella, più dimagrivo e più pensavo di esserci riuscita. Io stavo giocando con la mia vita, avevo bisogno di disintegrarmi, mi stavo annullando, così avrei annullato la malattia. Non mi importava più di nulla, uomini, cibo, tutto, tanto, fino all'ultimo respiro. Fino a ritrovarmi con 43 chili ed una glicemia oltre i 600, con la vista annebbiata, a fatica riuscivo a camminare. Mi ero persa, avevo toccato il fondo, anzi... il fondo aveva toccato me così nel profondo da sentire le mie ossa scricchiolare. Una glicemia così alta può portare al coma diabetico e senza insulina un diabetico di tipo 1 muore. In quel momento, il medico mi disse incredulo, di farmi immediatamente l'insulina, che ero folle... e così decisi di "rassegnarmi" al mio destino, ricominciando con la terapia senza capire quanto male mi ero fatta. Ma qualcuno mi voleva qui e questo io ancora non lo sapevo.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Mi sentivo persa, sconfitta e terribilmente terrorizzata. Così gettai all’aria un “quasi” matrimonio, decisi di rimanere da sola e poi iniziai a scrivere. Quando ero troppo debole per parlare, arrabbiata per urlare e singhiozzante per respirare… io scrivevo. Vomitavo su quei tasti o su quei fogli il mio dolore, le mie emozioni così com’erano. Senza badare alla forma, alla sintassi o alla grammatica. Smettevo solo quando gli occhi iniziavano a bruciare e quando le emozioni iniziavano a cambiare ed il cuore ritornava ad un battito regolare. A dicembre 2017 decisi dopo un’attacco di panico, di aprire la mia pagina Facebook e di chiamarla “La vita di un’altra”. Quello sarebbe stato il mio grido disperato, con il quale cercare altri come me. Sarebbe stata la mia lampara nella notte. Da lì a qualche mese mi resi conto che non ero più sola, stavamo iniziando a diventare molti “altri”. Un luogo protetto dove far sfogare il male comune, un male che io chiamavo Jack. Il mio Diabete si chiama Jack. Ormai per tantissimi “altri” è Jack. Un anno dopo l’apertura del blog pubblico il mio primo libro, dal titolo: La vita di un’altra. Quegli sfoghi diventano 160 pagine di un libro. Un continuo flusso di coscienza, dove immergersi e vivere assieme, la vita di una persona con il Diabete (tipo 1). Ho creato campagne di sensibilizzazione e un corso (ancora in via sperimentale) di SCRITTURA TERAPEUTICA. La scrittura ed il coraggio sono stati il mio ricominciamento.

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