Ilaria Maggi

Ilaria Maggi

@IlariaMaggi

LA MIA STORIA

La mia caduta è stata una caduta col botto: “Venga a riprendere suo figlio al nido perché hanno arrestato le sue maestre” mi aveva detto un’anonima al telefono. La strada da Firenze a Pistoia l’ho fatta in un lampo fra il non sapere e il non capire. Poi di corsa in comune dove ci avrebbero detto cosa stava accadendo e ci avrebbero fatto vedere i video della polizia. Il TG parlava di maltrattamenti che per la prima volta erano stati videoregistrati e io mi sentivo una vittima di scherzi a parte. Non ci credevo e calmavo tutti col mio solito ottimismo: “vedrete che si sbagliano, figuriamoci se non ce ne saremmo accorti”. Poi però arrivarono i video, le botte, forti, tante, su bambini di neanche un anno. Uno Tsunami e io che cado, svenuta, disarmata, scolorita. Era il 2 Dicembre 2009 e da quel giorno nulla è stato più lo stesso. Gli amici, i parenti, le domande della gente: “Ma tu non ti eri mai accorta di nulla?”. ”Beh certo, come no? Solo che mi faceva piacere lasciare mio figlio all’inferno!”. Le cose da capire e da imparare, il dolore sordo del non saper che fare per mio figlio (o per me). Lo spaesamento e la fatica del dover affrontare sensi di colpa così enormi da sentirmene schiacciata. Intorno a me solo una tabula rasa di certezze ridotte in macerie e io in ginocchio senza saper che strada prendere. Ero svenuta ma mi rialzai col mio biglietto da visita in mano e dissi agli altri genitori: “non so cosa dobbiamo fare, ma qualunque cosa la faremo insieme”.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Dieci mesi dopo mi riconobbi negli occhi spaesati di una mamma in Tv. Un altro caso di violenze in asilo, un’altra famiglia a terra.Volevo raggiungere quella mamma, abbracciarla, aiutarla, condividere con lei. Da quella caduta in cui avevo perso i sensi, ogni giorno era stato una ricerca di senso, incessante e ostinata, a quel dolore gratuito.Avevo letto, studiato, chiesto e ascoltato, avevo provato a capire. Dinanzi a quegli occhi così simili ai miei pensai che, forse, se avessi trasformato la nostra esperienza in qualcosa di utile, il nostro zaino pesante non sarebbe stato pieno di macerie ma colmo di pietre su cui costruire.Fu così che insieme ad altri genitori e alle persone che ci stavano aiutando a rimetterci in pista fondammo un’associazione che chiamammo La Via dei Colori come la strada che avremmo voluto trovare davanti a noi quando lo Tsunami ci aveva fatto tabula rasa intorno. Era il 2 Dicembre 2010 e il giorno dell’arresto, un anno dopo, ricominciammo a camminare. Da allora ogni anno quel giorno non è più morte ma rinascita e inizio di quel che ormai è diventato la mia medicina e la cura per tanti genitori come me.“Mamma, promettimi che farai di tutto perché non succeda mai più”.Da allora non passa giorno in cui io non mi alzi dal letto (o dal divano) per trovare il modo di mantenere quella promessa.Supporto, ricerca e prevenzione.“Maltrattamenti infrastrutturali”:una definizione che non esisteva e che oggi invece è diventata una strada.La mia!

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