Giulia Amoruso Battista

Giulia Amoruso Battista

@juiceforbreakfast

LA MIA STORIA

Solo due cose al mondo riescono a placare e (raramente) a zittire quella stramaledetta vocina petulante che sento nella mia testa ogni giorno, da quando avevo 16 anni. Il monologo finale del Doctor Faustus, di Marlowe, e la scrittura. Quella voce che sento ha alcune caratteristiche ben precise: 1. È la mia voce 2. Ripete sempre le stesse cose 3. Le cose che ripete non sono mai cose gentili Sono quasi certa che sia comparsa per la prima volta durante il primo attacco di panico. Avete mai sentito parlare di waterboarding? Si tratta di una forma di tortura diventata nota per il suo utilizzo durante gli interrogatori di detenuti afghani durante la guerra al terrorismo degli Stati Uniti. Ne ho sentito parlare in tv, e quando ho visto la scena di un film in cui la praticavano, ho imparato a descrivere i miei attacchi di panico. La sensazione di annegare. Immobilizzata ed incapace di reagire. La prima volta che mi sono sentita così ero sola, chiusa nel bagno di casa, e pensavo sarei morta. “Quindi è così che finisce.” Eccola. La prima frase che ho sentito nella mia testa. Quella voce non è più andata via. Attacchi di panico, incubi, paralisi del sonno. Un party senza fine in cui ero sempre io la festeggiata. Mi chiamo Giulia e per molti anni ho combattuto contro un mostro che sembrava invincibile ma che ad un certo punto, si è trasformato nel motore per tutte le cose belle che ho costruito.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Per molto tempo mi sono sentita come Murray in Ricomincio da Capo. Riempivo le mie giornate fino a stremarmi per non pensare, la sera ero distrutta ma appena mi fermavo, lei ritornava, quella voce insopportabile. “Non sei abbastanza” “Non ce la farai mai” “Chi ti credi di essere” 5 psicologhe, 1 counselor, 1 astrologa, 1 professionista di Feng Shui, libri sulla crescita personale, PNL e Google fino all’alba. Una vita dedicata alla ricerca profonda di quel malessere. Quando ho perso il mio primo amore, probabilmente perché non c’era più spazio per tutto quel buio in una sola camera da letto, ho deciso di ricominciare ancora una volta ma in modo diverso, di spezzare quel loop. Dopo due anni a Roma, sono tornata a vivere a Milano, ho aperto il mio studio, Juice for Breakfast, e ho preso una decisione importante: mi sarei arresa. La soluzione non era combattere contro quel mostro: era accettarlo nella mia vita. Così, ogni notte, recito il monologo di Faustus sperando di addormentarmi e se non succede, mi arrendo a quella voce, scendo dal mio letto a soppalco e trascrivo ogni singola parola che sento nella mia testa, fino ad esaurirmi. Io sono questo. Di giorno disegno adorabili personaggi dai colori pastello, di notte scrivo dei miei mostri fino ad addormentarmi sulla tastiera. So che torneranno la notte successiva, e l’unica cosa che posso fare è impostare la sveglia, fare ciò che amo con tutta la forza che ho dentro, e poi ricominciare, ancora e ancora.

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