Giovanna Zanol

Giovanna Zanol

@zerinols

LA MIA STORIA

Sono Gio, all’anagrafe Giovanna. “Alta” un metro e mezzo preciso. Non possiedo il dono della sintesi, ma amo scrivere. La caduta: A 18 anni inizio il mio anno sabbatico, un’esperienza di servizio civile all’interno di una comunità. Inizio disastroso: attacchi di panico e una faticaccia immensa per adattarmi a quella realtà tosta. Io non mollo, ho preso un impegno, lo porterò a termine. Lui si chiama Carlos, ride continuamente e chiassosamente, è pieno di vita! Mi travolge con le sue storie assurde. Ci metto poco ad innamorarmi, è “semplice”. Mollo il mio ragazzo. “Scusami” gli dico “vorrei essere ovunque ma non qui con te.” Gli dico proprio così: una vera stronza senza cuore! Carlos ha 36 anni, orfano, solo al mondo. Un passato travagliato, una serie di reati scioccanti sulle spalle e una tossicodipendenza non del tutto risolta (che scoprirò solo più avanti e a solo a mie spese). Ma io mi sento dannatamente forte. La fidanzata del gangster, sembra Scarface, ma io non sto recitando. Credo ad ogni cosa che mi dice, la metà di quello che dice sono bugie. Usciamo di nascosto dalla comunità, di giorno e sopratutto di notte e facciamo l’amore ovunque, dove capita. Mi sento fortunata. Arriva la prima botta: “Gio, sono malato. Devi saperlo.” Panico. “E adesso devi controllarti anche tu.” Mi controllo, è tutto ok per ora, se decido di stare con lui dovrò farlo ancora. Ok, lo farò. Io e lui contro tutti, come sul Titanic, una cosa è certa: stiamo affondando sul serio!

COME MI SONO RICOMINCIATA

A 20 anni ci sono sempre io, sulla finestra di casa nostra, mia e di Carlos, con una sigaretta tra le mani, guardo la strada e mi ripeto: “Devo andarmene, ora o mai più.” A 20anni ho deciso di SALVARMI: me ne sono andata e non sono più tornata in quella casa. La prima avvisaglia della sua violenza è arrivata in una giornata di sole, stavamo chiacchierando, la chiacchierata si è trasformata in discussione, la discussione in un cellulare frantumato per terra. Sarà per la stanchezza, pensavo. Poi sono arrivati gli schiaffi, per qualche parola di troppo che non dovevo dire, le tirate di capelli, la terra bruciata intorno a me, la mia solitudine e quello che potevo e sopratutto non potevo fare. Ed infine un coltello puntato addosso per un tempo interminabile, di notte, a casa nostra perché “chissà con chi sei stata stasera Gio”. Io da quella notte terribile ne sono uscita viva, a fatica, ma ho deciso di scappare da quella relazione solo un mese più tardi. Un mese. Mi ci è voluto un mese. Ma l’ho fatto! Ora ho 33 anni, gestisco un’attività insieme a mia sorella. Agli albori ci hanno detto “Voi due non potete farcela. Ve lo dico, fallirete nel giro di pochi anni.” ho sorriso e ho pensato “Credimi, io faccio quello che voglio. Se sono uscita viva di lì, esco viva da qualsiasi cosa!” P.S. Stiamo per concludere il settimo anno di attività e iniziare l’ottavo. P.S.S. Ah, in teatro poi ci sono andata a recitare… per davvero.

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