Francesca Fossato

Francesca Fossato

@francesca.fossato

LA MIA STORIA

Torinese, allora 33enne, sposata da poco e fisioterapista in un ospedale. Amante della compagnia delle amiche di sempre, dello sport, della pizza, del mio lavoro e della mia famiglia. Le difficoltà di tutti ma una inguaribile ottimista abituata a lavorare con cerebrolesioni e la consapevolezza che tutto può cambiare in un modo brusco, veloce e prepotente (come dice sempre qualcuno). È così è stato anche per me. Perché le cose non capitano solo agli altri. Perché i pazienti non sono sempre e solo gli altri, a volte siamo noi. In un sabato pomeriggio di luglio 2017 ero abbracciata a mio marito in Vespa che andavo a casa a fare la valigia per andare in Sardegna: le sospirate ferie!! E (giuro non invento) guardavo il cielo quel momento pensando a come ero fortunata nel bene e nel male di quel bel momento meritato. SBAM! una macchina ci viene addosso e veniamo catapultati lontani. Mi guardo la gamba e vedo le profonde ferite e fratture e mi sdraio. Mi dico: “Stai calma, respira, usa la lucidità”. Mio marito, fratturato il modo meno grave di me, ma in estrema difficoltà mi fa un laccio emostatico improvvisato e mi sta vicino. Capirò solo più avanti che in quel momento mi ha salvato la vita. Soccorsi concitati, persone, ambulanza frenesia, mi sgancio il casco e resto lì guardando quel cielo. Una ragazza mi prestava soccorso tra gli accorsi e ricordo di aver pensato che bella gonna bianca a pois, come le sta bene. Gliela sporcherò tutta di sangue. Poi buio.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Mi sveglio in ria e penso:”Cazzo, allora è successo davvero”. Vedo triplo, non riesco a parlare. Scopro solo in seguito di avere pneumotorace con drenaggio un numero infinito di viti, chiodi e ponteggi alla gamba, 5 giorni di coma, 4 interventi da 9 ore l’uno. Ero viva. Avevo il mio piede, 20 giorni di ria, interventi, ci vorrebbero giorni a raccontare il tutto ma sono qui a descriverlo e vedo solo i visi delle persone che mi hanno aiutato. Famiglia, infermiere, medici. Mi hanno voluto tutti bene. Una mattina mi trovano in un lago di sangue: emorragia e amputazione gamba sx in urgenza. Leggerò più avanti sui fogli amputazione salvavita. Mi sveglio con un pezzo in meno e decido immediatamente di dover lasciare quello che ero nel passato e accogliere la me del futuro coi tempi e le modalità possibili. Consapevole. Con le lacrime ma la determinazione. Con il mio dolore. Ero viva! Mesi di ospedale, mille paure, pianti, sorrisi…dolore. Torno a casa…altri interventi, letto, cadute e rialzarsi… finché un giorno mi contatta il ComitatoParalimpico e capisco che posso ancora davvero fare sport anche se non ho ancora la protesi. Mi propone il sitting volley, la pallavolo sedute a terra. Ovviamente dico no, io sognavo sport in piedi! Ma il giorno dopo richiamo e dico che voglio provare. Devo capire. Nelle settimane successive mi organizzo e vado a vedere. Poi provo. Mi chiamano in nazionale. Ad oggi dopo 1 anno dalla convocazione, mi sto preparando per le Olimpia di Tokyo 2020 e spero presto a lavorare.

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