Federica Simoni

Federica Simoni

@Mamafedona

LA MIA STORIA

Non ho una storia incredibile da raccontare. Piuttosto, normale. Non fosse che per delle sfumature che hanno condizionato la mia evoluzione come essere umano. Cresco in una famiglia semplice, un padre operaio che finisce presto in cassa integrazione e una madre che per problemi di salute lascia il lavoro. Che si butta nella fede e che finirà per vivere di questo, gettando su tutti paranoie enormi.Tutto è il diavolo. Figurarsi una figlia adolescente alle prese con le sue prime scelte, esperienze e che si sta tuffando a bomba nel mondo. Si deve vivere in penombra, con le tapparelle costantemente abbassate. I soldi sono pochi. A tratti pochissimi. Le ambizioni? Tagliate in partenza. Inizio a lavorare a 17 anni, di nascosto. Ritagli di tempo rubati allo studio. Bar, negozi, discoteche. Mi sento spesso in difetto, sempre sbagliata. Sono un castello di bugie.Scappo di casa. Incontro un bravo ragazzo. Com’è che dicono?È difficile trovare una persona buona,accontentati.Tu che hai i grilli per la testa,che sogni troppo,che non hai in mano niente e non sai cosa vuoi dalla vita. Mi accontento, non amo. Mi trascino, non vivo. Mi laureo senza crederci, era solo la facoltà meno costosa che potevo permettermi. E allora scappo di nuovo. Il più lontano possibile. Volo in America come ragazza alla pari. Lavoro 24/7 e mi prendo una sbandata per uno sciatore conosciuto online. Faccio la cosa che so fare meglio allora. Scappo. Ma l’epilogo è tremendo. Non so più chi sono.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Ho 25 anni e ho dimenticato il mio nome. Mi sono cancellata. Vengo riaccolta in casa e per giorni dormo in mezzo al lettone. Comincio a fare domande, a chiedere spiegazioni su tabù dei quali non era permesso parlare. Scopro di avere l’epilessia e l’emicrania cronica. Ho ricominciato da qui. A dare un nome a cose che non sapevo spiegarmi e con le quali convivevo ogni giorno. Vado a vivere da sola, mi innamoro di un uomo con un cane. Intanto faccio la maestra di sostegno e accolgo in casa un altro cagnone. 4 in 35mq mangiamo peli anche a colazione ma la mia testa inizia a macinare di nuovo, sogni. Eredito una vecchia macchina fotografica. Scrivo a tutti i fotografi della mia città, voglio imparare. Non ci sono weekend liberi o estati che tengano, affianco l’unico che mi ha risposto e mi faccio un culo così. Imparo bene. Tanto che una ragazza mi propone di lavorare insieme. Mi butto, iniziamo un progetto ma bum, rimango incinta. E facciamo 5 traslochi in un anno. Lei regge, mi aspetta, ci crede. Io tengo duro per un po’. Ma con due mutui due lavori due cani e un figlio piccolo sento che la mia strada è un’altra. E nessuno mi deve aspettare. Devo farcela da sola. Inizio a scrivere. Fotografo e scrivo. Scopro così che tante donne mi leggono, tante mamme trovano conforto. Chiamo le cose col loro nome, non uso Photoshop e fotografo corpi così come sono. Ora, dieci anni dopo, vivo di questo. Le sfighe continuano ad accadere ma io non scappo più.

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