Emi Nava

Emi Nava

@emi

LA MIA STORIA

Avevo un lavoro bellissimo nella moda e un amore a 850km. Mi occupavo di prodotto e vendita per un’azienda che produce tessuti per le grandi maison del lusso, Burberry, Ferragamo, Nina Ricci, Victoria Beckham e Jimmy Choo. Il weekend, non sempre, volavo da chi mi aveva preso il cuore. Avevo un contratto di consulenza, propostomi dall’azienda, che mi lasciava massima libertà di organizzazione di giorni e tempi, anche se ero sempre su e giù da aerei tra Londra, Parigi, New York e Milano. Avevo un budget da realizzare ogni anno e che non ho mai disatteso. Ma l’azienda preferiva i dipendenti che timbrano il cartellino e quindi dopo qualche anno, nonostante la mia presenza quasi da dipendente, scopro dai miei clienti che i miei progetti sono stati affidati dalla mia azienda ad una collega. Chiedo spiegazioni che non arrivano mai a parole, ma piano piano a fatti. Ero fuori: i clienti che avevo portato in azienda erano stati affidati ad altri, nonostante i risultati non fossero mai mancati. Nello stesso periodo morì anche la mia bulldog inglese, che era il mio alter ego canino. Ero lontana da casa mia, dalle mie amiche e non avevo più il lavoro per cui mi ero spesa totalmente.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Ho pianto tantissimo, mi sono sentita una fallita e inutile, non riuscivo più ad essere serena nonostante fossi con chi avevo desiderato da morire. L’amore è un gran motore ma io ho bisogno di essere felice prima come individuo per poter amare in coppia. Avevo un sogno nel cassetto, era disegnato a matita su normali fogli A4: dei capi per la mia bulldog inglese che non c’era più. Ho fatto realizzare una piccola produzione ad un laboratorio, nel frattempo mi sono fatta fare un e-ecommerce e, con i soldi che avevo messo da parte e quelli che ottenevo da una consulenza per un’azienda, ho deciso che aver coraggio fosse meno difficile che aver paura. Oggi ho la mia linea per bulldog inglesi, abbinata a capi per le “bullmamme”, la strada è ancora lunga, ma i risultati cominciano ad arrivare e forse prima era più facile perché i guadagni erano garantiti mensilmente, ma oggi è decisamente più bello. Susanna Tamaro scriveva “va dove ti porta il cuore” e io aggiungo, ma metti in valigia il cervello.

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