Emanuela Ducci

Emanuela Ducci

@Emanuela

LA MIA STORIA

Ho nove anni, credo, ma mi sento piccola, molto più piccola, il peso che porto mi schiaccia. Sono in ginocchio, davanti al mio comodino di ciliegio, con la mano stringo forte la maniglia in ottone, al buio, di notte, in camera mia.Mi batte forte il cuore, come sempre ormai, di notte.Mi scappa la pipì.Tanto, troppo.Ma in bagno non ci vado, mi scappa talmente forte che non riesco ad alzarmi, con i talloni premo sotto il sedere per non farmela addosso.Non finchè lei non si sveglia.E inizio. Sottovoce "Mamma".Più piano "Mamma".Solo il labiale "Mamma".Al buio "Mamma".Potrei andare avanti per ore.In realtà non lo so quanto vado avanti.(Ti voglio far incazzare. La farò sul tappeto. Ti dirò che ti ho chiamata tanto, ma non mi hai sentita.Ma io non dico mai le bugie).Più il peso mi schiaccia, e più mi faccio la pipì addosso. Cazzo vorrà dire. Sono grande io, ho nove anni, credo, e reggo tutta la baracca.Sono brava a scuola, riflessiva, dice la maestra Adriana, dove la metti sta, dicono a casa.Ma io vedo, sento, non mi sfugge nulla. Basta. Accendo la luce e chiamo forte "Mamma!". Ormai è tardi.Ti ho fatto incazzare. Il cuore è tornato normale.La pipì addosso è la mia liberazione di stanotte.Ma il peso mi schiaccia sempre. Di quello non riesco mai a liberarmi.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Convivo fin da bambina con l’adulterio di mia madre, che solo io, bambina, ho scoperto ascoltando per sbaglio una conversazione dell’incauta simpatica genitrice. Un marchio, un incubo che si consuma per anni sotto i miei occhi di cui non ho gli strumenti per liberarmi. Allora trovo le risorse per conviverci. Arredo il tunnel. Dopo anni di adolescenza fatta di attacchi di panico svolto. Decido che basta. Mi faccio vedere da uno BRAVO. Quasi dieci anni di terapia, un percorso di rinascita che mi ha portato dove sono ora. Nel 2008 vado a Rodi un mese da sola, e un mio amico mi dice “secondo me starai un mese chiusa nel cesso dell’ aeroporto”. Così non è, l’aereo lo prendo, eccome. Quando torno sono un’altra. C’è un prima e un dopo. Vinco un bando della regione e vado a vivere da sola. Cambio lavoro, studio tanto, faccio mille concorsi e finalmente entro di ruolo come insegnante. Il mio sogno si avvera, amo il mio lavoro. Faccio 40 anni a novembre, ho un marito, due bambini piccoli, lavoro tanto, mi faccio il culo. A volte mi perdo, mi salvano sempre la musica, l’arte, la passione, il mio cervello che ho saputo sfruttare quando c’è stato bisogno. Non ho brand o aziende di mia proprietà, quindi forse non rientro nel profilo della Musa che cercate, la mia non è una storia eclatante, ma io non sono il prodotto di quel dolore, sono quella che con le unghie e i denti ho costruito. 1500 caratteri sembrano tanti ma sono pochi, mi batte forte il cuore anche adesso.

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