Elena Rizzato

Elena Rizzato

@elenarzzt98

LA MIA STORIA

Io sono nata cadendo. Cadendo in un buco senza fine, o almeno così credevo. Un buco profondissimo chiamato: abbandono. Sì, perché la donna che mi ha partorito ha scelto di mettermi al mondo in un ospedale e di lasciarmi da sola ad affrontare questo mondo insidioso. Non è stato facile già dai primi giorni di vita: venivo cullata solo per qualche turno di lavoro e poi rimessa giù in quel lettino, ricadendo in quel buco dell’abbandono. Poi con tanto amore e un po’ di inesperienza, sono arrivati i miei genitori adottivi che mi hanno preso per mano e hanno cercato di tirarmi su. Ma sotto i piedi mancava la terra, c’era quel pozzo. Ho vissuto per anni a penzoloni. A volte stringendo le mani di quei genitori, che mi hanno accolto, e altre volte lasciandole andare perché mi sentivo poco capita. Così sprofondavo di nuovo. Poi sono arrivate le prese in giro dei miei compagni di scuola che non si capacitavano della mia strana storia, la crisi di coppia dei miei, i problemi di salute, l’ansia e gli attacchi di panico e per concludere un fidanzato violento e possessivo. D’altronde in quel buco l’amore mi sembrava quella cosa che ti stringe forte, che ti soffoca nel petto, ma che ti toglie la sensazione di vuoto della caduta. Ma devo ammettere che probabilmente sono stata un po’ io, che non ho mai avuto il coraggio di guardare giù, probabilmente perché soffro di vertigini e solo l’idea di salire su una scala da imbianchino mi fa girare la testa. Strano per una che è nata candendo nel vuoto.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Ma poi un giorno tocco il fondo, un fondo che pensavo inesistente. Non mi sono trovata solo con “il culo per terra”, mi sono trovata completamente spiaccicata a terra. Mi mancavano tutte le forze e alcune volte in quella fine del pozzo mi sono sentita come se mi meritassi di rimanere nell’ombra. Ma poi un giorno, che non dimenticherò mai: il 31/10/2014. Proprio il giorno dei mostri ho urlato con tutta me stessa che ero il momento di risalire. All’epoca avevo 16 anni e come si fa il giorno dopo Halloween, ho iniziato a togliere i mostri appesi dentro me. Ho intrapreso un percorso con la psicologa. Mi sono Ricominciata e sono partita da me: dal mio abbandono, dai miei lineamenti che non assomigliano a chi mi vive accanto, dall’ansia di non sapere chi sono e da dove vengo. E con tanta fatica, ma altrettanti sospiri di sollievo, stavo risalendo dal pozzo. Poi 3 anni dopo, a 19 anni, ho capito che se avessi riempito il mio buco con un mare di positività probabilmente sarebbe stato ancora più facile risalire. Allora con quei compagni di scuola (ormai adulti) che ai tempi non capivano la mia storia, ho fondato e sono diventata presidente di un’associazione per bambini malati. Bambini, che come me da piccola, vivono dentro e fuori gli ospedali. Poi mi sono Ricominciata come cittadina, diventando Consigliera della lista civica del mio paese a soli 20 anni e mi sono sentita attiva e non più nell’ombra. Ho 21 anni e mi sono Ricominciata. Ho 21 anni e non vivo più a penzoloni.

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