Claudia Scardina

Claudia Scardina

@claudia.scardina

LA MIA STORIA

Per 19 anni ero stata Claudia, "la ragazza sempre silenziosa". Fare amicizia, un concetto che mi era sempre sfuggito. Studiosa, sportiva, dolce e "solitaria in compagnia". A 19 anni sono al primo anno di medicina e mentre studio inglese medico scopro un nome strano. Lo googolo subito, per memorizzare visivamente i sintomi dei pazienti affetti. La sindrome di Asperger. Google però questa volta non mi mostra strani bubboni o facies caratteristiche. Trovo soltanto poster che rappresentano un vetro opaco a nascondere un bambino che vi sta dietro, con i palmi poggiati su di esso. Come intrappolati. Decido che questa sarà la mia nuova curiosità della settimana. Così spulcio tutto ciò che trovo su Google, YouTube e Facebook sia in italiano che in inglese. Poche ore dopo sono bloccata. Io ho la sindrome di Asperger, me lo sento. Inizialmente mi dico: <>. Vado a dormire. Ma dentro di me non ce la faccio, combaciano troppe cose; certo, non tutte, ma molte sì. Trovo che esiste un forum dedicato con molti link ai test online per una prima autodiagnosi non certificata. Lo faccio. Sono "Aspie" ( gli Asperger si fanno chiamare così tra amici). Non ho mai avuto un secondo parere ufficiale. Nel forum non hanno saputo dirmi il nome di esperti in questo campo in Sicilia e io non lavoro. Non sono capace di chiedere soldi ai miei per andare da un* analista se non sono sicura che sappia di cosa sto parlando. Così rimane un mio segreto per mesi.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Sono diventata quasi un’esperta sull’argomento: la mia diagnosi è Autismo ad alto funzionamento. Si adattano bene alla società. (Ah, sì?). Poco tempo dopo in un gruppo Facebook traducono un nuovo articolo dall’Australia, “L’Asperger al femminile”. Da questa consapevolezza riesco a fiorire. Trovo consigli, trovo scritto nero su bianco quali siano le mie carenze e punti di forza e leggo tutto. Esaurisco ogni pagina di ricerca su Google, sia in italiano che in inglese. Anche questa volta. Prima non sapevo organizzare nulla se non sotto enorme stress, vivevo nell’ansia, nell’ansia sociale, non sapevo fare le telefonate e mi sentivo un’aliena in mezzo agli umani. Dopo 6 anni di lavoro su me stessa posso dire di avere fatto tanti tirocini, in reparti sempre nuovi. Sono partita in Erasmus! E con delle amiche francesi abbiamo aperto un’associazione di ascolto per persone LGBTQ+ in Romania, a Iasi. Al ritorno dall’Erasmus avevo una relazione stabile non solo con la mia ragazza ma con gli umani. Lei dice di adorare il mio autismo e mi aiuta a sentirmi sempre più umana. Non bastano 1500 caratteri per scrivere tutto il processo. Il punto è che di autismo al femminile si deve parlare. Io ho avuto “culo”. Molte mamme scoprono la causa della loro vita infernale, perchè mal diagnosticate, solo quando il loro bambino viene diagnosticato come autistico e si rispecchiano in lui. Un bambino troppo silenzioso ha qualcosa che non va. Una bambina silenziosa è bravissima, ” dove la metti, sta”.

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