Claudia Ghiso

Claudia Ghiso

@claudia.ghiso

LA MIA STORIA

1.500 caratteri per raccontare la mia storia. Ahia. Non sono Hemingway a cui ne sono bastati 6, ma ci provo. Il mio nome è Claudia, e oggi sono Amministratrice Delegata di una start-up chiamata IncentiviItalia. Sembra facile detto così, ma per arrivarci...la strada è stata lunga. E non esistevano ancora i monopattini elettrici. Nel mio vecchio lavoro ho incontrato squali che hanno tentato di divorarmi. Ho perso persone che mi hanno aiutata. Mi sono fermata, mi sono bloccata, ma sono ripartita. Mollando tutto, ho riscritto un nuovo futuro per me, ma anche per le 48 dipendenti che ad oggi compongono il mio team. All'inizio sono partita pensando alla mia situazione: avevo bisogno di soldi, non avevo garanzie, ero bloccata. Da qui l'IDEA. Esistono fondi statali ed europei a cui le persone, con i propri progetti e le proprie idee innovative, possono accedere per realizzarsi. Data la mia competenza in ambito commerciale e finanziario, ho pensato che le famiglie, le persone e poi anche le aziende, potevano aver bisogno di una mano per poter ottenere soldi per il proprio futuro. Alla fine così è stato. Con 630 clienti, oggi ho costruito una piccola ma innovativa start-up, la prima in Italia che supporta step by step le persone all'ottenimento dei fondi. Mentre i miei clienti possono continuare a progettare il loro futuro, io sto ricostruendo il mio, accompagnata dal mio team tutto al femminile, due figli, un marito e la gioia di aver raggiunto un traguardo.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Fin dalla scuola ci hanno insegnato che ad azione corrisponde una reazione.
Per me non è andata proprio così.
Ad azione, azione, azione, azione e azione è corrisposta una very big reazione.
Ero assunta come dipendente in una grande azienda vecchio stampo, dove a capo c’era una schiera di uomini in giacca e cravatta.
Uomini che non capivano cosa significa essere donne nel mondo del lavoro, uomini che si sentivano superiori, uomini che sono arrivati al punto di negarmi addirittura la maternità.
Ma dopo giornate all’odore di dopobarba, dopo continue speranze e pochi risultati, ecco il tanto atteso burnout.
Ma secondo voi me ne sono resa conto? Naah.
Avevo bisogno di un’altra azione per una mia reazione.
Un’azione che speravo non arrivasse mai.
È stata la morte di mio suocero. Da lì, tutto è andato in declino: come avrei fatto a gestire due figli, una casa, la mia vita, con un lavoro che mi prendeva anima e corpo, senza colui che mi ha sempre aiutata?
A volte bisogna toccare il fondo per ripartire.
O sbattere la testa contro il muro.
O metterci un punto.
Io ho dovuto incontrare il fondo, il muro e il punto per poter ricominciare.
Avevo bisogno di godermi la mia famiglia, stare vicino a mio marito, rivivere le piccole gioie che da tempo avevo messo da parte.
Quale miglior modo se non abbandonare tutto, licenziarmi da un posto fisso, e ricominciare?
Sì fa paura. Ho avuto paura. E ho ancora paura.
Ma adesso guardo indietro e penso: perché non l’ho fatto prima?

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