Carolina Petruccione

Carolina Petruccione

@carolina2397

LA MIA STORIA

Mi chiamo Carolina, ho 30 anni, sono di Misano Adriatico (RN). La mia prima caduta è avvenuta poco dopo la mia nascita quando i miei genitori, vittime di una truffa immobiliare, si ritrovano con pochi soldi e senza la casa destinata alla nuova famiglia. Si rimboccano le maniche, spesso mia madre thailandese mi porta con lei a lavoro (esegue massaggi presso parrucchiere e centri estetici) e da loro acquisisco tenacia e determinazione. Assisto però al crollo psicologico di una mamma che considero una super donna e al fallimento della piccola azienda artigianale di mio padre che chiede a quest'ultima di aprire la partita iva e lavorare insieme. Nel frattempo io studio, mi impegno e maturo l'idea di guadagnare soldi non appena maggiorenne per non gravare sul fardello che i miei genitori portano con loro da anni. Parallelamente però agisco cercando di compiacere gli altri per sfuggire dalla mia più grande paura, quella di fallire. Diplomata col massimo dei voti al liceo linguistico, mi iscrivo alla facoltà di giurisprudenza rendendo orgogliosi i miei genitori che nell'università vedono la base di una futura brillante carriera. Lo sono talmente tanto da sottolinearlo sempre ai loro interlocutori, mentre per me la priorità è emanciparmi economicamente lavorando nel weekend come cameriera notturna e di giorno dando ripetizioni (con una frequenza tale da domandarmi dopo 8 anni se sia il caso di aprire la partita iva). Ma la caduta è dietro l'angolo: un tracollo finanziario familiare nel 2012.

COME MI SONO RICOMINCIATA

Rinuncio a proseguire l’università, non apro la partita iva, accetto la proposta lavorativa del mio ragazzo: fare la cameriera nel suo ristorante di prossima apertura. Faccio una scelta di cuore dettata anche dalla necessità di aiutare i miei familiari e noncurante delle conseguenze di avere una persona cosi intima come datore di lavoro. Ricomincio e capisco a distanza di anni quanto voglia di fare, pazienza e caparbietà mi abbiano portata ad essere chi sono oggi. Solo da qualche mese però capisco anche il valore della mia professione, (un ospite dice che apprezza il mio lavoro perché si sente come a casa) un lavoro che richiede sforzo fisico e mentale, capacità organizzativa e di gestione del tempo. E ogni giorno ti porta ad assumerti la responsabilità delle tue scelte perché dal tuo operato dipende il lavoro della cucina e la buona riuscita di un servizio. Perché se per molti è un mestiere sottovalutato poiché non richiede studi specifici, se in Romagna fai la stagione per pagarti gli studi, se per un genitore che per te sognava una carriera pronunciare “mia figlia fa la cameriera” equivale a dire una parolaccia, per me è dignitoso, rispettabile e sfidante ogni giorno. E in tv dovrebbero dare spazio anche ai camerieri oltre che ai cuochi, alla donne che con i mariti e i figli mandano avanti i ristoranti e la famiglia.

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