Alice Isgrò

Alice Isgrò

@isgroalice

LA MIA STORIA

Sono cresciuta nella provincia milanese popolare e profonda, un luogo talmente brutto e degradato che è stato capace di insegnarmi che anche la spazzatura ha sfumature di bellezza. Nel corso degli anni sono passata attraverso fiamme così alte che a volte mi domando come ho fatto a bruciarmi solo un pochino. Dopotutto le cose semplici non mi sono mai piaciute. Ero dotata di una famiglia popolata da adulti pittoreschi e evanescenti, i limiti e le punizioni me li sono dovuta imporre da sola. La mia vita è costellata di cadute rovinose e risalite con le unghie da fosse in cui mi avevano gettato, cadute che mi hanno insegnato che non è importante quante volte finisci con il culo per terra ma quanto sei capace di tirarti fuori dalla merda che ti hanno buttato addosso. La mia salvezza è sempre stata il lavoro e mia sorella. Ho cominciato a lavorare a 15 anni, in un bar dalle opinabili condizioni igieniche, da allora sono stata in ordine sparso barista cassiera badante operaia educatrice maestra commessa formatrice psicomotricista e donna delle pulizie, ho collezionato così tanti lavori che se fossero un album di figurine io potrei essere la paladina nel mercato degli scambi. Sette anni fa dopo aver attraversato l'inferno, un tumore e molte relazioni da dimenticare l'uomo della mia vita mi ha trovato avevo un buon lavoro e tutto era perfetto, poi come nelle migliori tragedie greche situazioni avverse si contrapposero.

COME MI SONO RICOMINCIATA

A causa di errori di valutazione da parte di alcuni medici che hanno giocato a dadi con i miei ormoni ho sviluppato il Lipedema una malattia di origine genetica invalidante che colpisce il tessuto adiposo. Non sono mai stata una figa atomica ma avevo un corpo agile e seppur morbido abbastanza atletico. Inizialmente non ho dato molto peso a quello che mi stava succedendo, perchè il lipedema era una malattia poco conosciuta e le cure troppo costose, piano piano mi è caduto addosso il muro delle mie certezze. Per motivi burocratici perdo il mio lavoro, arrivano le difficoltà economiche, accetto di lavorare ovunque svalutando le mie competenze, finisco in burnout. Il 24 gennaio 2020 il mio corpo mi ha guardato in faccia e mi ha detto testuali parole: Adesso ti siedi sul divano che io mi DEVO curare. Io che tutta la vita mi sono presa cura degli altri ero costretta a prendermi cura di me. Un incubo. Sono susseguiti mesi di contrattazione, attualmente in corso, che mi hanno portato a continuare a fare la psicomotricista” senza corpo e senza stanza” dal mio telefonino. Come psicomotricista so che la memoria del corpo è in noi, e il mio ricorda perfettamente, gesti spazi tempi e azioni dell’agire. Supporto genitori, educatrici e maestre, trasmetto il mio sapere su istagram. Non so cosa il futuro ha in serbo per me, comunque vada continuerò spendere il mio tempo per i bambini, guidando gli adulti che si occupano di loro.

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